IEA®
INDICE DI ESPORTABILITÀ AZIENDA

L' IEA® (Indice Esportabilità Azienda) è un modello che permette di calcolare autonomamente la potenzialità esportativa di un'azienda e richiedere un supporto on-line per migliorarla.

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SPVE®basic
SCHEDA DI PRIMA VALUTAZIONE EXPORT

La SPVE®basic (Scheda di Prima Valutazione Export) è un modello che permette di scoprire, in un incontro personalizzato, i mercati esteri obiettivo, i canali di distribuzione ideali e potenziali partners commerciali per l'azienda e i suoi prodotti.

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Notizie sull'export

  • Mercato islamico strategico per la moda made in Italy!!

    Secondo studi di settore, nel 2019 i musulmani spenderanno 484 miliardi di dollari (431 miliardi di euro) in prodotti di moda, abbigliamento e calzature. In cima alla lista dei paesi a maggioranza musulmana considerati “big spender” ci sono la Turchia, la cui spesa annua nel 2013 è stata di 39 miliardi di dollari, gli Emirati Arabi Uniti (22,5 miliardi di dollari), e l’Indonesia, (18,8 miliardi). A seguire: Iran (17,7 miliardi), Arabia Saudita (16 miliardi) e Nigeria (14,4). I prodotti Halal (leciti) sono un business in crescita non solo nell’alimentare, ma anche nella moda e nel beauty, e ad assorbire la maggior parte dei ricavi generati dall’industria della moda nei paesi che aderiscono alla Organisation of Islamic Coperation (Oic) sia il womenswear.

  • Export, fase critica per metalli e tessile

    Metallurgia, tessile e costruzioni: sono questi i tre comparti che più di altri nei prossimi mesi risentiranno delle difficoltà dell’economia globale evidenziando segni di debolezza strutturale o crisi conclamata. Farmaceutico, chimica, aeronautico e agroalimentare riusciranno invece a schivare le turbolenze grazie ai loro fondamentali solidi. Dalle costruzioni la sola nota positiva arriva dal mercato nord americano, finalmente uscito dalle conseguenze della bolla immobiliare e dei subprime. Anche in Polonia le costruzioni sono ben intonate come, del resto, in Norvegia la metallurgia. Sulla sponda sud del Mediterraneo emerge l’Algeria, dove elettrodomestici e componentistica per l’auto mostrano segni di ripresa.

  • La nuova frontiera dell’Africa Sud-Sahariana

    L’Africa subsahariana rappresenta una “nuova frontiera”, in grado di fornire sbocchi commerciali per settori quali l’ edilizia, l’arredo, la meccanica e i macchinari, l’agroalimentare, le energie rinnovabili e le nuove tecnologie. L’export italiano verso l’area ha raggiunto il record di 6,2 miliardi di euro, di cui la metà in Sudafrica, Nigeria e Angola, con un tasso di crescita medio dell’8,4% dal 2010 al 2014, raggiungendo circa 3,7 miliardi di euro complessivi. La presenza delle imprese italiane è legata quasi solo a grandi gruppi, ma la capacità manifatturiera di molte Pmi, ad esempio, della meccanica, dell’agroindustria e delle rinnovabili può far breccia nel mercato africano.

  • Calzature, ripresa ancora fragile

    Nei primi sei mesi dell’anno, la produzione calzaturiera ha chiuso in ribasso: -3,2% in quantità rispetto al gennaio-giugno 2014. Quasi metà delle imprese del settore (46%) ha dichiarato una contrazione dei volumi produttivi, quasi un terzo li vede stabili e solo un quarto (il 25%) vede quest’anno un aumento dei livelli di output. Rimane forte la percentuale di export, che arriva a oltre l’85% della produzione. Cresce l’export extra-Ue: +6,1% in valore e -6% in volumi, con prezzi medi in aumento di quasi il 13 per cento. Permane invece la débacle sull’ex area sovietica: Russia -36%, Ucraina (-54%) e Kazakistan -20 per cento.

  • L’Italia torna a correre negli Usa!!

    Grazie alla spinta dell’auto, l’Italia torna nella top ten dei maggiori fornitori degli Stati Uniti. Tra gennaio e giugno le vendite in dollari di prodotti made in Italy sono infatti aumentate del 6,7%, un tasso di crescita superiore rispetto all’aumento medio delle importazioni di Washington. Tra i primi dieci fornitori di Washington, l’Italia è medaglia di bronzo per velocità di crescita e in prospettiva la posizione potrebbe migliorare ancora. Si osservano crescite a doppia cifra quasi ovunque: dall’alimentare alla chimica, dai macchinari alla gomma-plastica, dai mobili all’abbigliamento. Il settore principe, con risultati imparagonabili rispetto al 2014, è però certamente l’auto, capace di più che raddoppiare i propri volumi.

  • Tiene l’export del gioiello italiano

    Il mercato orafo italiano nella prima parte dell’anno ha sostanzialmente tenuto, mantenendosi su valori positivi, grazie all’andamento in crescita negli Stati Uniti, destinazione importantissima per l’Italia, e al traino di altri Paesi emergenti. Nonostante i prezzi della materia prima, è anche ripartito l’alto di gamma. La fase di stallo sui mercati esteri è il frutto di una brusca contrazione degli invii negli Emirati Arabi Uniti (-27%) e di un ritorno alla crescita della Svizzera (+13,2%). Continuano ad essere ottime le performance di vendita ad Hong Kong (+26,6%, dopo il boom del 118% circa del 2014) e nel mercato statunitense.

  • Nelle Marche lo shock di Mosca

    Il crollo dell’export in Russia, più che compensato a livello nazionale dalla crescita realizzata in altri paesi, colpisce in realtà in modo variegato l’economia nazionale, penalizzando i comparti e i distretti che più di altri in passato avevano investito nella relazioni commerciali con Mosca. I danni maggiori in termini relativi su base territoriale sono per i distretti del calzaturiero nelle Marche, dove l’export verso Mosca vale il 9% dei ricavi esteri provinciali (era il 14,6% lo scorso anno), cifra realizzata quasi interamente attraverso le calzature. Il crollo di questo prodotto è stato verticale: appena 29 milioni di vendite verso la Russia nel primo trimestre, esattamente la metà rispetto al 2013.

  • La cosmetica rilancia sugli Usa

    Gli Stati Uniti continuano a essere una frontiera da conquistare e il settore della cosmetica italiana vede proprio in America un’area dove consolidare la sua presenza e continuare a espandersi. Nel 2014, l’export delle aziende italiane in America è cresciuto del 16% a 249 milioni. L’edizione 2015 di Cosmoprof North America, ha visto circa 27mila persona attivate da 100 paesi. L’Italia è stato il terzo paese espositore, dopo la Cina e la Corea Del Sud. Le tendenze in Usa per il 2015 vedono al primo posto i profumi che ricoprono il 29,2% dell’export italiano verso gli Stati Uniti. Seguono i prodotti per i capelli ed, infine, tutto il settore dei contoterzisti, un enorme blocco soprattutto per il make up, visto che l’Italia (in particolare il distretto di Crema) produce il 60% dei trucchi a livello mondiale per i principali marchi.

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  • 17-08-2017

    Paese: Regno Unito
    Prodotti ricercati:
    Abbigliamento classico maschile

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  • 01-08-2017

    Paese: Polonia
    Prodotti ricercati:
    Caffè in grani per horeca

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  • 17-08-2017

    Paese: Italia
    Prodotti ricercati:
    Maniglie per settore funebre

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  • 31-07-2017

    Paese: Francia
    Prodotti ricercati:
    Candelette

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  • 17-08-2017

    Paese: Turchia
    Prodotti ricercati:
    Adesivi e poster olografici

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  • 17-08-2017

    Paese: Finlandia
    Prodotti ricercati:
    Casalinghi (primo prezzo)

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  • 17-08-2017

    Paese: Grecia
    Prodotti ricercati:
    Additivi per industria alimentare e bevande

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  • 16-08-2017

    Paese: Svizzera
    Prodotti ricercati:
    Prodotti cura della persona

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  • 17-08-2017

    Paese: Belgio
    Prodotti ricercati:
    Maniglie, cerniere e serrature resistenti al fuoco

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  • 17-08-2017

    Paese: Germania
    Prodotti ricercati:
    Schede elettroniche assemblate settore domotica

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